1.
Introduzione; 2. Il metodo STATEMENT ANALISYS; 3. Analisi delle interviste ad
ANDREA STIVAL; 4. Bibliografia
Durante le
indagini gli investigatori (criminologi, psicologi incaricati) usano alcune
tecniche per capire se testimoni o imputati dicono la verità. Anche se QUESTE
TECNICHE NON VENGONO CONSIDERATE COME PROVA GIURIDICAMENTE VALIDA IN TRIBUNALE, TUTTAVIA VENGONO USATE COME SUPPORTO AGGIUNTIVO.
Mi è
capitato leggere alcune analisi delle chiamate telefoniche, intercettazioni,
interviste e lettere, fatti da criminologi. Mi sono incuriosita e ho deciso di
provare ad analizzare con lo stesso metodo due ultime interviste ad Andrea
Stival che sono andate in onda il 1 e 8 ottobre del 2016 a Quarto Grado.
Andrea
Stival è il suocero di Veronica Panarello, accusato da Veronica di omicidio del
suo figlio Loris per coprire la loro relazione. E’ indagato dalla Procura di
Ragusa per “l’atto dovuto” e per adesso sembra che non ci siano prove della sua
colpevolezza.
IL METODO più diffuso ed efficace per scoprire
le bugie è SCAN (Scientific
Content Analysis) che viene spesso chiamato anche STATEMENT ANALYSIS. La tecnica era sviluppata da Avinoam Sapir, psicologo, criminologo
ed ex tenente della polizia israeliana e Mossad.
La tecnica SCAN è
scientificamente provata e viene usata da FBI e altre agenzie federali, dalle
forze dell’ordine, militari, investigatori bancari e assicurativi, dalle
agenzie private negli Stati Uniti, Australia, Canada, Regno Unito, Belgio,
Israele, Messico, Olanda, Sud Africa.
Metodo
consiste nella scrupolosa analisi delle espressioni, pause, la scelta delle
parole nelle dichiarazioni di interrogati (intervistati, intercettati). Vengono
analizzati anche gesti e linguaggio del corpo. Il metodo si basa sul
presupposto che a una determinata domanda vengono date diverse risposte,
sapendo di dire la verità o le bugie; che lo stesso concetto si può esprimere
in modi differenti.
Oltre SCAN
esistono ancora molti altri studi, come per esempio Il metodo di analisi di
chiamate d’emergenza al 911 in America (Lt. Tracy Harpster, Moraine Ohio
Police Division; 2006), costituito da 8 indicatori di innocenza e 12 indicatori
di colpevolezza. Tali indicatori non sono assoluti o definitivi, ma grazie alla
correlazione statistica possono essere utilizzati per scegliere la strategia delle indagini.
Trovando nel
testo un elemento sospetto che indica un eventuale bugia (indicatore di
colpevolezza) si mette Red Flag 🚩e alla fine analizza
sia la loro quantità che quanto sono significativi nel contesto. Più red flags
ci sono più è plausibile l’ipotesi della colpevolezza. Nessun indizio di
colpevolezza possa essere attendibile per tutti al 100% in quanto esistono le
differenze individuali tra le persone, però l’analisi aiuta a rilevare gli
elementi sospetti da approfondire durante le indagini.
IL METODO STATEMENT ANALISYS. Breve
riassunto di alcuni principi base
Nota: * Come esempi in seguito vengono usati
i frammenti delle analisi dal blog di criminologa Malke Ursula Franco.
1) Negazione della colpa
Dire delle
bugie è sempre stressante e le persone che dicono le bugie fanno le
dichiarazioni che
sembrano negazioni ma in realtà non sono equiparabili a negazioni
credibili.
Avinoar
Sapir afferma che negare la colpa non è la stessa cosa che negare il fatto.
Quando si dice “io non sono colpevole” o “sono innocente”, in effetti non
stanno negando l’azione omicidiaria. Questo è uno di principi fondamentali di
analisi. Gli esperti di Statement Analysis dicono: “Se un soggetto è
riluttante o incapace di negare, noi non siamo autorizzati a farlo per lui”
Sapir
sostiene che per i colpevoli è molto difficile dire “non sono stato io”, loro
di solito si esprimono in modo più articolato, per esempio ; "non ho niente a che fare con questo”, "non ne sono coinvolto”. Quindi, quando sentiamo “sono
innocente” al posto di “io non ho ucciso” mettiamo una red flag 🚩
2) Il passaggio da “io” a “noi”
Richiama
l’attenzione il passaggio da “io” a “noi”. Il colpevole utilizzando “noi” cerca
di coinvolgere più persone per distribuire la responsabilità con gli altri, per
nascondere qualcosa.
3) Distancing measure (tecnica di distanziamento).
Colpevole parla di vittima
come a un estraneo, oppure addirittura come a un oggetto. Per esempio
l’imputato Ruotolo parlando di Trifone lo chiama lui, quello, collega,
prendendo le distanze dalla vittima. La Cacco chiama Isabella Noventa questa,
una cristiana.
Di solito il colpevole non
riesce ad ammettere di aver fatto male a un suo famigliare. E quindi il marito
rimuove il legame famigliare e la moglie uccisa diventa improvvisamente “lei”
oppure Anna (quando invece prima la chiamava sempre “mia moglie”).
4) Blaming the victim (biasimare la vittima)
Parlare male, con disprezzo
di vittima è un indicatore significativo di colpevolezza, è un modo di
giustificare a se stesso il proprio comportamento. Per esempio Sorgato,
parlando di Isabella, mostra l’assenza di empatia, la chiama la signora per
prenderne le distanze nel tentativo di depersonificarla per ridurre lo stress
dall’intervista, nella quale definisce Isabella una poco di buono. Riccoli,
sospettato di aver ucciso Alessandro e Luigi che accudivano il suo padre, li
definisce “questi due”. Tizzani parlando di moglie uccisa la accusa
di non aiutargli, la definisce “questa” e alla giornalista dice che era grassa
e forte.
5) Assenza di coinvolgimento
E’ importante focalizzarsi
non solo su che cosa viene detto, ma anche su che cosa manca nelle risposte e
sui segnali di un coinvolgimento affettivo. Uno di indicatori delle menzogne è
l’assenza di modulazione nel tono della voce. Per esempio quando Stasi parla di
Chiara e del sangue è descrittivo, poco coinvolto, manca la modulazione
del tono della voce, non traspare alcun coinvolgimento emotivo. Sorgato
parlando di Isabella dopo la sua scomparsa è sereno, neanche dispiaciuto, in
netto contrasto con la reazione di una persona innamorata, o di un amico
preoccupato.
I racconti falsificati sono spesso privi di informazioni sensoriali
(uditive, olfattive, visive e gustative). Chi mente omette di
descrivere le proprio emozioni perché, non essendo accaduto ciò che
racconta, ovviamente non le ha provate.
6) Tempi verbali
Richiama
l’attenzione il cambiamento dei tempi verbali e l’uso anomalo di verbi. Per
esempio se il fatto è accaduto nel passato è logico aspettare che vengono usate
le forme verbali al passato. Cambiamento di tempi potrebbe far pensare a una
dichiarazione falsa perché i fatti inventati non hanno la collocazione
temporale in quanto mai accaduti. Chi falsifica un’azione pensa
al presente e per questo motivo nel racconto usa il verbo al presente. L’uso
errato del presente al posto del passato indica che un soggetto sta
falsificando.
Spesso gli
assassini si tradiscono e parlando di persona scomparsa dicono “era” al posto
di “è”, facendo capire che la persona è morta.
E’ sospetta la frase “c’è sangue dappertutto” perché è passiva, l’uso del passivo indica la volontà di nascondere le proprie responsabilità.
E’ sospetta la frase “c’è sangue dappertutto” perché è passiva, l’uso del passivo indica la volontà di nascondere le proprie responsabilità.
7) Stalling for time (prendere il tempo per
rispondere)
La persona
che mente ha bisogno di prendere il tempo per costruire una risposta credibile,
si trova in uno stato d’ansia dovuto alla paura di venire scoperta. Il discorso
non è fluido e naturale, ma pieno di pause e rallentamenti, work in progress.
Se abbiamo
le difficoltà nel rispondere, le escamotage per prendere il tempo prima di costruire un discorso sensato e credibile sono:
vari iniziali eh, mah, bhè, l’avverbio allora …
; le pause; ripetizioni delle parole tipiche di chi mente (si, si
si,…..) , inserimento di non parole e vari allungamenti delle parole
come: eee, …. quindiiìì , …..aaaa, ….. uuuun, ….. trovareeeee, ….
iooooo, ….ehm…… Tutti sono indici di menzogna,
red flag 🚩
Spesso
mentitori per prendere il tempo ripetono a pappagallo la domanda oppure
rispondono con una domanda. E’ una tecnica evasiva
utilizzata da mentitori per non rispondere.
8) Muddy the waters (confondere le acque)
Richiama l’attenzione
quando vengono fornite le informazioni di scarsa importanza ed estranee alla
vicenda. Soprattutto se la quantità di queste informazioni è molto più grande
rispetto alle informazioni relative all’evento stesso.
Il mentitore invece di dare
la risposta chiara e laconica si perde in lunghe tirate oratorie con lo scopo
di evadere la domanda, riferisce le informazioni superflui ed estranei ai
fatti, inutili alle indagini.
Una risposta media è
composta da 10-15 parole, le risposte di chi mente, a causa dell’ansia e
stress, non rientrano per difetto o per eccesso in questa media. Però
quando un interrogato si esibisce in tirate oratorie non va mai interrotto in
quanto proprio attraverso queste tirate ci fornisce nuove informazioni,
tirando spesso l’autogol (come per esempio Gratien Alabi).
Fornire informazioni
superflue serve per distogliere l’attenzione dagli stessi e ridurre l’ansia che
il racconto gli provoca, solleva i mentitori dallo stress. Serve anche
per raggiungere un obiettivo prefissato, ovvero portare
l’interlocutore a credere nella sua ricostruzione attraverso informazioni
aggiuntive, non richieste.
Le risposte evasive sono
gli indici statisticamente più significativi di menzogna e di colpevolezza. Per
esempio la Cacco per ridurre lo stress dell’intervista parla delle
emicranie di Freddy fornendo informazioni poco inerenti ai fatti. Sorgato non
spiega dove sono stati dopo la pizza, è vago e molto meno preciso e dettagliato
di quando descriveva la serata in pizzeria.
9) Mancanza di convinzione
Mostrano la
mancanza di convinzione le risposte tipo “io posso solo dire”,
“sembrava”, l’uso del condizionale; E’ sospetta la mancanza di convinzione
o di memoria quando la risposta richiede “si” o “no”;
Le frase in
sospeso, mozze indicano che è stato lasciato fuori qualcosa.
10) Linguaggio inappropriato, battute,
risate, ironia fuori luogo.
Tradisce lo
stress l’uso di parolacce e il linguaggio di tutti i
giorni, inappropriato con un estraneo (investigatore, giornalista) a
soprattutto in una situazione tragica.
Cit. Spesso coloro che commettono un omicidio di prossimità
appaiono dispatici e sono perfino capaci di scherzare, un modo
di minimizzare per non confrontarsi con ciò che hanno fatto e per non pensare
a ciò che li aspetta. Molti autori di omicidi somigliano gli ubriachi
o i soggetti affetti da demenza frontale. Nell’ubriachezza semplice si hanno da
un punto di vista psico comportamentale: eccitazione, ilarità, loquacità, senso
di benessere e disinibizione, mentre nella demenza frontale si
riscontrano: ottundimento emotivo, perdita di empatia, disinibizione e
ridotta coscienza di sé. I lobi frontali del cervello sono particolarmente
sensibili all’alcool, per questo motivo i sintomi dell’ubriachezza e quelli
dell’atrofia frontale sono simili.
Per esempio Tizzani
fa le battute fuoriluogo e scherza per ridurre la tensione che gli
provoca il mentire. Anche il fatto che il Ruotolo ride in un momento in
cui c’è poco da ridere è estremamente significativo. Il riso è il miglior modo
per mascherare altre emozioni ed il fatto che rinforza dicendo “mi viene
pure da ridere” conferma che il suo riso è falso.
Spesso i
colpevoli ironizzando cercano di minimizzare un fatto accaduto. Solo i soggetti coinvolti, che tentano di
attenuare le proprie responsabilità, sminuiscono la gravità di un fatto e
minimizzano, è tipico di chi ha commesso un reato.
Per esempio
il fatto che Tizzani, parlando della collana scomparsa della moglie, usa il termine prendere invece
che rubare, indica che lui è poco convinto del furto della collana.
11) Eccessiva negazione, enfasi, giuramenti,
scuse, spiegazioni, eccessiva educazione
Richiama
l’attenzione l’eccessiva negazione, quando abbondano non, no, neanche,
ne, nessuno, l’uso dell’avverbio mai. L’uso della negazione, in specie in grande dosi, non ha senso
nella risposta ad una domanda aperta, chi risponde ad una domanda aperta
dovrebbe fornire informazioni, non negare. Psicologicamente è il desiderio di
negare il proprio coinvolgimento che porta un soggetto ad usare tante
negazioni, è una tecnica evasiva utilizzata da chi mente.
L’avverbio mai è
una negazione poco credibile, il mai non basta a negare, non
sostituisce il no, può solo accompagnarlo. “Non l’ho
mai avuto” è una debole negazione, “… mai, assolutamente…” non
è una negazione credibile. L’uso di rafforzativi come “assolutamente”,
“minimamente”, etc indeboliscono la risposta e la rendono inattendibile.
Il bisogno
di enfasi e l’uso di avverbi rafforzativi tradiscono la scarsità di sentimenti
ed emozioni. La frase “ti voglio bene” è più incisiva
di “ti voglio tantissimo bene”. “Mi mancate tanto
tanto” è poco sentito, non come “mi mancate”, si
percepisce una forzatura.
I soggetti
che dicono il vero non hanno bisogno di giurare in quanto sono sicuri che le
indagini proveranno la loro innocenza. “Glielo posso giurare sui miei
figli, su tutti” è una red flag. La frase “Non ho
niente da nascondere e ho la coscienza pulita” fa supporre il
contrario.
Segnali di eccessiva
educazione rientrano nelle tecniche di distanziamento (inappropriate
politeness).
ANALISI
DELLE INTERVISTE ad Andrea Stival
Queste non sono le prime
dichiarazioni di Andrea Stival, e quindi non permettono un’analisi precisa
come potrebbe essere quella fatta sulle prime informazioni rilasciate subito
dopo l’omicidio di Loris, o subito dopo le accuse di Veronica Panarello.
Con il tempo si riducono
gli indici di menzogna rispetto a quelle che potevano essere all’inizio, grazie
alle frequenti ripetizioni e la cristallizzazione del racconto. Il racconto
diventa sempre più fluido, le pause, allungamento delle parole e ripetizioni delle
parole si riducono o spariscono.
Devo anche
aggiungere che il giornalista Simone Toscano è ormai di casa a Santa Croce
Camerina, ha instaurato un buon rapporto di confidenza con Andrea Stival, il
quale lo percepisce dalla sua parte. Quindi l’intervista non somiglia a un
interrogatorio con lo scopo di incastrarlo, ma a una cordiale chiacchierata tra
amici.
Quarto
Grado, il 1.10.2016.
Intervista
alla fine dell’udienza del 26 settembre, prima della sentenza di condanna.
Andrea Stival è in macchina pronto di partire, la sua voce tradisce il
nervosismo e l’agitazione.
AS: Io ho fatto sempre il nonno. ….. e
probl…la ..il… il mio,.. il mio lavoro è fare il nonno. Però in questo punto mi
ha travolto, mi ha … mi ha trascinato in una situazione che … (fa gesto di
stupirsi) nei miei riguardi ne ha testa ne piedi, completamente.
La frase
sconnessa, senza capo ne coda, work in progress. A. Stival ha difficoltà nel
rispondere, prende il tempo per costruire un discorso sensato ma non riesce. Le
frase incomplete, mozze indicano che qualcosa è stato lasciato fuori. Red flag 🚩.
Parla del
lavoro, come se fare il nonno fosse una forzatura, obbligo, un impegno, non un
piacere. Il discorso suona strano. “Sono il nonno” e “il
mio lavoro è fare il nonno” sono due cose diverse. Red flag 🚩.
L’uso di
parola completamente indebolisce la risposta.
ST: «E lei è totalmente estraneo…..
AS …… nooooooo
ST: …. anche diciamo ad una relazione con
questa donna?»
AS: «Ma completamente, completamete. Ma
a parte che ioooooo ….. avevo già i mieiii… i miei rappooortiii,…
eee le mie stooorie e le mie situazioni… Nulla da vedere con miaaa,… con mia
nuora… nulla, nulla completamente. Ripeto: il mio mestiere è fare il nonno».
Risponde con un NO interrompendo
il giornalista. Quasi come dicesse che non è estraneo. Il NO qui è
fuori luogo, A. Stival è deciso a negare a prescindere dalla domanda, non
ascolta e usa il NO a sproposito. Red flag 🚩
Ci sono ripetizioni (nulla,
nulla), parole allungate, pause. Ripetere tre volte completamente indebolisce
la risposta. Red flag 🚩.
Nella risposta non c’è
convinzione. Avere “le storie e situazioni” che nulla avevano da
vedere con Veronica non significa automaticamente non avere la relazione anche
con Veronica. Anche se la domanda del giornalista è contorta, la risposta più convincente sarebbe “si, sono estraneo”. A.Stival non riesce a negare in modo
convincente. Red flag 🚩.
Ripete che fare il nonno
per lui è un mestiere, anche se il giornalista non parla di Loris ma di relazione
tra lui e Veronica. L’informazione superflua e ripetizione. Red flag 🚩.
ST: «Pochi giorni ancora e arriveremo a
sentenza».
AS: «ma lo spero, guardi, lo spero, lo
spero».
Ripetizione
tipiche di chi mente per prendere il tempo. Red flag 🚩
ST: «Veronica aveva promesso grandi
rivelazioni, grandi dettagli…».
AS: «Che a me mi risulta che sembra
cheeee …. son sempre le solite cose, … per cui nonnn …. non so di che cosa sta
parlando lei».
Allungamenti
di parole sono indici di menzogne. Red flag 🚩
Le frasi mozze indicano che qualcosa è stato lasciato fuori.
Le frasi mozze indicano che qualcosa è stato lasciato fuori.
ST: «In Aula Veronica ha provato a
guardarla, a cercare il suo sguardo?»
AS: «No, no, completamente,
completamente, …. completamente».
ST: «L’ha accusata ma senza rivolgersi
mai direttamente…».
AS: «No, no, no, no, niente,
completamente ….. completamente».
Ripetizione
tipiche di chi mente per prendere il tempo. Eccessiva negazione. La negazione in grande dosi, psicologicamente è il desiderio di
negare il proprio coinvolgimento, è una tecnica evasiva utilizzata da chi
mente. La parola completamente indebolisce la
risposta. Red flag 🚩
ST: «Le posso chiedere lei come si è
sentito sentendo dire tutte quelle cose da Veronica?
…. (AS con la testa annuisce e con mimica fa
capire “immaginate voi come”)……
e la risposta lo so che sembra scontata però
intendo c’era più rabbia ooooo mmmm ….. cioè qual è il sentimento?»
AS: «Il sentimento eeeeè… ripeto,
solamenteee ….. il rispetto e la pace che io devo andare a cercare la giustizia
per quel bambino… perché questa non è giustizia, arrivato ac un… a un certo
punto».
Il
giornalista quasi imbocca A.Stival suggerendogli la risposta, a lui la risposta
sembra scontata, ma non è così per A.Stival. La risposta di A.Stival è
sconnessa, direi esilarante. A.Stival non sa rispondere e si perde, non sa dire
che sentimento ha provato e come si è sentito. La frase mozza indica che
qualcosa è stato lasciato fuori, qualcosa non è stato detto. Red flag 🚩
Allungamenti
delle parole sono tipiche di chi ha difficoltà nel rispondere e prende il
tempo. Red flag 🚩
Strano che
A.Stival afferma che questo non è la giustizia e che lui deve andare a
cercarla. Siamo “arrivati a un certo punto”, cioè arrivati all’ imminente
sentenza di condanna e quindi sorge la domanda: ma se sarà condannata la
colpevole, allora come mai A. Stival dice che questa non è la giustizia e che
lui addirittura la deve andare ancora a cercare. Si capisce che la giustizia
non sarà fatta condannando Veronica.
A.Stival
chiama Loris “quel bambino”, prendendo la distanza da lui. La tipica tattica di
persone colpevoli. Un significativo Red flag 🚩
ST: «Se Lei dice prima di se stesso
metteee…. insommaaa…la giustizia nei confronti di suo nipote».
AS: «Seee, se… certo, sempre, e la
pace… perché quel bambino io voglio che abbia pace. E finquando gli occhi miei
si chiuderanno, io cercherò sempre giustizia e pace per quell’anima che è mio
nipote».
Simone
Toscano è in difficoltà (che dimostrano le parole allungate), cerca dalla
risposta precedente di A.Stival ricavare qualche senso compiuto e gli
suggerisce una sua interpretazione. Gli fa anche ricordare che Loris è il suo
nipote.
A.Stival
continua a non chiamare Loris per nome, lo chiama “quel bambino”, prendendo le
distanze dalla vittima. Non dice “mio nipote”, il che sarebbe stato naturale,
ma “quell’anima che è mio nipote”. Il suo nipote è l’anima, cioè
qualcosa di effimero. Un significativo Red flag. 🚩
Sono anche
presenti gli allungamenti delle parole tipiche di chi si trova in difficolta di
rispondere e deve prende il tempo. Red flag 🚩.
Il senso del
discorso è che A.Stival cercherà sempre, mentre sarà vivo, la giustizia e pace
per “quel bambino”. Il che fa presumere che condannando Veronica “quel bambino”
non avrà la pace e non sarà fatta la giustizia. La giustizia è ancora da
cercare.
ST: «Senta, negli ultimi mesi e anche
sui giornali negli ultimi giorni abbiamo letto no di un’archiviazione nei suoi
confronti che starebbe per arrivare, sarebbe molto prossima a quanto pare.
…… (AS: si, si )………………. Come ha vissuto
questi mesi?»
AS: «e certo, non è cheeee …si vivonooo
…cosìii…, così facilmente, con un dolore del genere dietro. (…sospira…) Però
cerchiamo di andare avanti sempre per quel bambino eeeee.. per tutto quello
cheeee ... viviamo tutti i giorni».
Allungamenti
delle parole sono tipiche di chi deve prende il tempo per costruire una
risposta. La risposta work in progress gli viene contorta. La frase rimane
incompiuta, mozza, il che significa che non è stato detto tutto. Red flag 🚩
A.Stival
continua a chiamare Loris “quel bambino” prendendo le distanze. Red flag 🚩
A.Stival
passa da “io” a “noi” riferendosi a fantomatici “noi” che cercheranno di andare
avanti per “quel bambino”. “Andare avanti per quel bambino” evidentemente vuol
dire “per avere la giustizia per quel bambino”, cioè A.Stival praticamente
ritorna al discorso precedente.
Invece la
frase “cercare di andare avanti per tutto quello che viviamo tutti i giorni”
lascia la sensazione di una frase incompiuta, che non è stato detto qualcosa.
L’ennesimo Red flag 🚩
ST: «Stiamo arrivando a sentenza. Che
cosa si aspetta lei?»
AS: «Io mi aspetto solamente che lei
dica la verità e che dia giustizia a quel bambino. Solo questo».
La risposta
di A.Stival è inaspettatamente veloce. A differenza dalle altre sue risposte,
quì A.Stival non fa la pausa prima di rispondere, la frase gli esce subito e
senza alcun rallentamento. Si vede che è una risposta preparata e ripetuta già
molte volte.
A.Stival
continua a chiamare Loris “quel bambino” prendendo le distanze. Red flag 🚩
ST: «Vorrebbe il massimo della pena per
questa donna?»
AS: «Io nonnnnn …. diciamo nnnon .. so
neanche che cosaaa… che cosa c’è mmmmm …. la giustizia gli darà e che cosa
leiii si meriterebbe, arrivati a questo punto. Però dico sempre: se c’è
giustizia ci deve essere solo giustizia… (alza il dito verso il cielo) .. e Dio
solo darà giustizia a quel bambino. Io penso che giustizia, umanamente
parlando, qua in terra, quel bambino non ne avrà”.
A.Stival non
chiama mai Loris per nome, ripete due volte “quel bambino” prendendo le
distanze. Praticamente durante tutta l’intervista A.Stival sei volte dice “quel
bambino” e una volta “quell’anima che è mio nipote”. Un significativo Red flag 🚩
Nonnnnnn,….
nnon,….. cosaaaa,…….mmmm…… leiiii indicano che A.Stival ha difficolta di
rispondere e deve prende il tempo. 🚩 Non sa rispondere alla domanda se vorrebbe
il massimo della pena per Veronica. Inaspettatamente dice di non sapere che
cosa lei si merita. Aggiunge che deve essere solo la giustizia di Dio (non del
tribunale?) e che solo il Dio darà la giustizia. Il discorso suona strano prima
della sentenza di condanna da un tribunale reale e terrestre.
Dicendo che
“giustizia qua in terra quel bambino non ne avrà” praticamente dice che
condannando Veronica per l’omicidio non sarà fatta la giustizia. Sic!
Quarto
Grado, il 8.10.2016.
L’intervista
si svolge nello studio dell’avvocato Biazzo. Andrea Stival rispetto
all’intervista precedente è molto più rilassato e tranquillo, rassicurato dalla
presenza del suo avvocato. Cercando di analizzare questa intervista si deve
anche prendere in considerazione che lui ha buoni rapporti con il giornalista
Simone Toscano e non è la prima volta che risponde a queste domande.
AS: (commosso) Io mi ricordo un suoooo …
compleanno. ….. (pausa) …. Eeeeee ….. era contento, era felice
davanti alla tortaa. .. Mi ricordo che gli ho fatto pureee ..ee .. la
bicicletta, io ho regalato la bicicletta, era contentissimo. Con le rotelle
cercava sempre un pochettino di andarci, era tuttooo …. contento, preso.
Il 29 novembre eravamo a casa con mia
compagna, con Andreina.
Pause nel
racconto del compleanno di Loris, che dovrebbe scorrere fluido e senza intoppi,
potrebbe significare che A.Stival si immerge nei ricordi. Se però il
giornalista gli ha fatto due domande insieme, ha chiesto come lui ricorda Loris
e che cosa lui ha fatto quella mattina, allora l’allungamento delle parole e
pause sono dovute alla preparazione della risposta alla domanda successiva.
Praticamente parlando del compleanno A.Stival già costruisce la risposa alla
domanda successiva, più importante, che cosa loro hanno fatto quella mattina.
Non chiama
Loris per nome e nemmeno “mio nipote”.
ST: Avete dormito assieme?
AS: Abbiamo dormito assieme, alle sette è
arrivata una telefonata dalla sua mamma… eeeee ….. poi ha staccato … e siamo
rimasti nel letto a parlare.
Il racconto
scorre fluido fino al momento della chiamata della mamma di sua compagna. Il
lungo eeeee ….. fa intuire che qualcosa è rimasto fuori, che
qualcosa non è stato detto, che probabilmente dopo la chiamata le cose siano
andate diversamente.
ST: fino alle?...
AS: Fino alle nove. Siamo usciti verso le
dieci, dieci e un quarto. Abbiamo preso la macchina e siamo andati verso la
piazza. (annuisce) Siamo statiiiii….. al baaarr….. siamo statiiiii …… in
farmacia, …. che ha preso qualcosa, …. al tabacchino, e poi siamo scesi.
Sulla via. Caucana. Sulla via Caucana (annuisce) scendendo siamo
arrivati al Vanity House.
Un arco
temporale di un ora e un quarto è rimasto fuori, non sappiamo che cosa loro
hanno fatto dalle 9 fino alle 10.15. Il racconto
comunque scorre fluido fino alla piazza. Allungamenti delle parole e pause
indicano la necessità di prendere il tempo per costruire una risposta. A.Stival
sente la necessità di rafforzare il racconto annuendo. Allungamenti sono strani
perchè A.Stival risponde a questa domanda non la prima volta. Red flag 🚩
ST: lei e la sua compagna, quando siete
stati sentiti una prima volta dagli inquirenti avete menzionato questo
passaggio a Vanity House.
AS: Quando è successo tutto siamo stati
interrogati (annuisce, pausa) …. In questura. Fino alle 3 di notte eravamo là.
Bene, non è che noi abbiamo dimenticato solamente il Vanity House. In quei
momenti abbiamo anche dimenticato che siamo stati in farmacia, che siamo stati
al bar, che siamo stati al tabacchino.
A.Stival non
accorge che il giornalista sbaglia e invece di dire “non avete menzionato” dice
“avete menzionato” e fornisce la risposta preparata. Il racconto
dell’interrogatorio in questura è tranquillo e fluido, senza pause e
allungamenti. A questa domanda A.Stival ha già risposto molte volte anche in
precedenza.
ST: Come mai alle 12.30 vi siete sentiti?
AS: Alle 12.30 ha telefonato perchèeeee …
dicendo cheeee…. si era perso Loris. Aiu.. aiuta .. aiutami, vedi, vieni, vedi
com’è, venite con Andreina, vedete un po’ un attimino
Allungamento
delle parole e ripetizioni delle parole indicano le difficoltà nel rispondere e
necessità di prendere il tempo per costruire una risposta. Red flag 🚩
ST: Poi voi siete rimasti soli per 30-40
minuti, siete andati in macchina.
(AS nel sottofondo risponde si, si, si …..)
Perché e che cosa vi siete detti?
AS (risponde molto più veloce del solito e
seccato): Niente!! Cercavamo il bambino.
La risposta
per il ritmo e velocità si distingue dalle altre risposte di A.Stival. Pare
comunque poco verosimile che loro non si siano detti niente durante 40 minuti
in macchina, che cercavano il bambino in silenzio.
ST: Oramai è diventato famoso questo grafico
di contatti tra lei e Veronica
AS: I contatti, da quando se ne andato
mmmee,…. diciamo se ne andata mia figlia di casa, che è andata a convivere con
un ragazzo chee … avendolo saputo anche Davide mi ha detto, dice “papà, …
se, se hai bisogno diciamo non ti preoccupare”. E anche il bambino certe volte
mi chiamava anche col telefono della mamma e attenzione ….
Il giornalista lo interrompe: Che tipo di
telefonate erano?
AS: come stai, bambini come stannoooooo…..
che faaiiiii,…. iii…..e Davide dov’èeeee ….. perchè Davide era sempre fuori.
Ciò io avevo un figlio fuori, lei aveva suo marito fuori e contatti erano
questi quà.
A.Stival
continua a chiamare il suo nipote “il bambino” Red flag 🚩
Copiosi
allungamenti delle parole stannoooo …… faiiii ….. iiii …….. eee….. indicano
la difficoltà nel rispondere che tipo di telefonate erano e necessità di
prendere il tempo per costruire una risposta, l’escamotage tipico di chi
mente. Red flag 🚩
La frase
mozza indica che qualcosa è stato lasciato fuori.
Suona
sospetta la frase “io avevo un figlio fuori, lei aveva suo marito fuori”, come
se si parlasse del ravvicinamento tra due persone sole e se lo giustificasse. I
dialoghi tra il suocero e nuora dovevano svolgersi parlando di famiglia, non
perché si sentivano soli. Dicendo “io avevo un figlio fuori” e “lei aveva suo
marito fuori” parla come se il figlio e marito fossero due persone diverse,
come se parlasse di qualsiasi donna sposata che ha un marito fuori. Red flag 🚩
Risposta di
A.Stival è evasiva. Davide dicendo al padre “se hai bisogno non ti preoccupare”
riferisce al bisogno del padre di avere l’aiuto per le faccende domestiche, non
che deve stare appresso alla sua moglie e chiamarla 20 volte al giorno.
ST: lei non ha mai avuto una relazione con
sua nuora?
AS: mai, mai, e ripeto mai
Sempre richiama
l’attenzione l’eccessiva negazione. L’avverbio mai è una
negazione poco credibile, in particolar modo ripetuta tre volte. Il mai non
basta a negare, non sostituisce il no, può solo accompagnarlo.
Ripetizioni
delle parole sono tipiche di chi mente. Red flag 🚩
ST: lei non ha mai avuto uno sguardo
particolare?
AS: (scuote la testa) no, no
ST: Sua nuora mai avuto uno sguardo
particolare nei suoi confronti?
AS: niente, niente, niente. Io ho una figlia
…. (pausa) .. e come ho una figlia io, Veronica era mia figlia. Basta.
Eccessiva
negazione e ripetizione delle parole sono tipiche di chi mente. Red flag 🚩
Dicendo
“basta” come se dicesse che basta parlare di questo argomento.
ST: Sinceramente, Lei come si spiega il
fatto che Veronica l’abbia tirato dentro in tutta questa storia se davvero non
c’è un fondamento?
AS: Perché l’unica persona a chi doveva dare
la colpa ero io. Davide non c’era, era al lavoro, era fuori paese, perciò a chi
doveva dare la colpa, a me. In più mi son costituito parte civile, perciò me lo
doveva far pagare, con questa sua cattiveria, bugiardaggine, questo.
Non è la
prima volta che A.Stival risponde a questa domanda, quindi la risposta
ovviamente è fluida e non analizzabile.
Stranamente
coinvolge Davide, insinuando che Veronica poteva dare la colpa anche a Davide
se non ci fosse al lavoro, volendo quasi dire che Veronica ha dato a lui la
colpa per l’esclusione.
Di fronte
alle accuse gravissime e infamanti come l’omicidio del nipote e la relazione
con la nuora le parole “cattiveria, bugiardaggine” sembrano
molto deboli, come se A.Stival minimizzasse.
ST: Il pm ha chiesto 30 anni per Veronica.
Cosa ne pensa?
AS: E cosa ne dovrei pensare? ... Io penso
che non ci sia …. nessuna condanna idonea ad un bambino di 8 anni, …. (pausa)
che doveva crescere, avere una vita davanti, che doveva diventare grande, che
sicuramente il suo papà anchè se l’ha …. se l’ha visto mancare e .. non
crescere anche lui.
A.Stival
parla di Loris in modo impersonale, come di un bambino di 8 anni.
La frase
mozza significa che qualcosa probabilmente è stato lasciato fuori. La risposta
con la domanda indica che A.Stival deve prendere il tempo per costruire la
risposta.
La parola sicuramente indebolisce
la risposta, la frase “sicuramente se l’ha visto mancare” denota
la mancanza di convinzione, il che in date circostanze è strano. Probabilmente
Davide per motivi di lavoro era sempre troppo assente nella vita di suoi figli.
ST: lei vorrebbe dire qualcosa a Veronica
Panarello?
AS: che dia giustizia a quel bambino
A.Stival
continua a chiamare Loris “quel bambino” prendendo le distanze. Red flag 🚩
La frase è preparata, ma il concetto di "dare giustizia" è molto ampio. A.Stival non dice a Veronica che lei deve confessare e non dice che lei l'ha calunniato.
La frase è preparata, ma il concetto di "dare giustizia" è molto ampio. A.Stival non dice a Veronica che lei deve confessare e non dice che lei l'ha calunniato.
La lettera di Andrea Stival a Veronica in
carcere:
«Vita mia, sei nel mio
cuore. Tieni duro. Penso sempre a te a al tuo angioletto. Papà Andrea».
Anche quì
A.Stival non chiama Loris per il nome, non scrive “penso al nostro angioletto”,
o “mio nipote”, ma scrive “penso al TUO angioletto”. Come se
scrivessi a una donna qualsiasi che abbia perso il suo figlio, il quale lui
poteva anche non conoscere. Red flag🚩
*********
Non faccio
le conclusioni, non sono una criminologa. Il mio era solo un tentativo di fare le analisi, applicando il metodo SCAN.
STUDI E PUBBLICAZIONI:
1. Tracy Harpster, “The
Nature of 911 Homicide Calls: Using 911 Homicide Calls to Identify Indicators
of Innocence and Guilt” (master’s thesis, University of Cincinnati, 2006).
Pubblicazioni di Tracy
Harpster: https://www.linkedin.com/in/tracy-harpster-830ab12a
2. Vincent A. Sandoval, “Strategies
to Avoid Interview Contamination,” FBI Law Enforcement Bulletin, October
2003, 1-12.
3. Don Rabon, Investigative Discourse Analysis (Durham, NC: Carolina Academic Press, 1996).
4. Paul Grice, Studies in the Way of Words (Cambridge, MA: Harvard University Press, 1989).
5. Susan H. Adams, “Communication Under Stress: Indicators of Veracity and Deception in Written Narratives” (Ph.D. diss., Virginia Polytechnic Institute and State University, 2002).
6. J. Olsson, Forensic Linguistics: An Introduction to Language, Crime and Law (London, England: Continuum International Publishing Group, 2004).
7. B.M. De Paulo and W.L. Morris, “Discerning Lies from Truths: Behavioural Cues to Deception and the Indirect Pathway of Intuition,” in The Detection of Deception in Forensic Contexts, ed. P.A. Granhag and L. Stromwoll (Cambridge, United Kingdom: Cambridge University Press, 2005).
Blog di criminologa e
psicologa Malke Ursula Franco:



