mercoledì 7 dicembre 2016

ANALISI DELLE INTERVISTE ad Andrea Stival a QUARTO GRADO




1. Introduzione; 2. Il metodo STATEMENT ANALISYS; 3. Analisi delle interviste ad ANDREA STIVAL; 4. Bibliografia

Durante le indagini gli investigatori (criminologi, psicologi incaricati) usano alcune tecniche per capire se testimoni o imputati dicono la verità. Anche se QUESTE TECNICHE NON VENGONO CONSIDERATE COME PROVA GIURIDICAMENTE VALIDA IN TRIBUNALE, TUTTAVIA VENGONO USATE COME SUPPORTO AGGIUNTIVO.
Mi è capitato leggere alcune analisi delle chiamate telefoniche, intercettazioni, interviste e lettere, fatti da criminologi. Mi sono incuriosita e ho deciso di provare ad analizzare con lo stesso metodo due ultime interviste ad Andrea Stival che sono andate in onda il 1 e 8 ottobre del 2016 a Quarto Grado. 

Andrea Stival è il suocero di Veronica Panarello, accusato da Veronica di omicidio del suo figlio Loris per coprire la loro relazione. E’ indagato dalla Procura di Ragusa per “l’atto dovuto” e per adesso sembra che non ci siano prove della sua colpevolezza.

IL METODO più diffuso ed efficace per scoprire le bugie è SCAN (Scientific Content Analysis) che viene spesso chiamato anche STATEMENT ANALYSIS. La tecnica era sviluppata da Avinoam Sapir, psicologo, criminologo ed ex tenente della polizia israeliana e Mossad.

La tecnica SCAN è scientificamente provata e viene usata da FBI e altre agenzie federali, dalle forze dell’ordine, militari, investigatori bancari e assicurativi, dalle agenzie private negli Stati Uniti, Australia, Canada, Regno Unito, Belgio, Israele, Messico, Olanda, Sud Africa.

Metodo consiste nella scrupolosa analisi delle espressioni, pause, la scelta delle parole nelle dichiarazioni di interrogati (intervistati, intercettati). Vengono analizzati anche gesti e linguaggio del corpo. Il metodo si basa sul presupposto che a una determinata domanda vengono date diverse risposte, sapendo di dire la verità o le bugie; che lo stesso concetto si può esprimere in modi differenti.

Oltre SCAN esistono ancora molti altri studi, come per esempio Il metodo di analisi di chiamate d’emergenza al 911 in America (Lt. Tracy Harpster, Moraine Ohio Police Division; 2006), costituito da 8 indicatori di innocenza e 12 indicatori di colpevolezza. Tali indicatori non sono assoluti o definitivi, ma grazie alla correlazione statistica possono essere utilizzati per scegliere la strategia delle indagini.
  
Trovando nel testo un elemento sospetto che indica un eventuale bugia (indicatore di colpevolezza) si mette Red Flag 🚩e alla fine analizza sia la loro quantità che quanto sono significativi nel contesto. Più red flags ci sono più è plausibile l’ipotesi della colpevolezza. Nessun indizio di colpevolezza possa essere attendibile per tutti al 100% in quanto esistono le differenze individuali tra le persone, però l’analisi aiuta a rilevare gli elementi sospetti da approfondire durante le indagini. 


IL METODO STATEMENT ANALISYS. Breve riassunto di alcuni principi base

Nota: * Come esempi in seguito vengono usati i frammenti delle analisi dal blog di criminologa Malke Ursula Franco.

1) Negazione della colpa

Dire delle bugie è sempre stressante e le persone che dicono le bugie fanno le dichiarazioni che sembrano negazioni ma in realtà non sono equiparabili a negazioni credibili. 
Avinoar Sapir afferma che negare la colpa non è la stessa cosa che negare il fatto. Quando si dice “io non sono colpevole” o “sono innocente”, in effetti non stanno negando l’azione omicidiaria. Questo è uno di principi fondamentali di analisi. Gli esperti di Statement Analysis dicono: “Se un soggetto è riluttante o incapace di negare, noi non siamo autorizzati a farlo per lui”
Sapir sostiene che per i colpevoli è molto difficile dire “non sono stato io”, loro di solito si esprimono in modo più articolato, per esempio ; "non ho niente a che fare con questo”, "non ne sono coinvolto”. Quindi, quando sentiamo “sono innocente” al posto di “io non ho ucciso” mettiamo una red flag 🚩

2) Il passaggio da “io” a “noi” 

Richiama l’attenzione il passaggio da “io” a “noi”. Il colpevole utilizzando “noi” cerca di coinvolgere più persone per distribuire la responsabilità con gli altri, per nascondere qualcosa. 

3) Distancing measure (tecnica di distanziamento).

Colpevole parla di vittima come a un estraneo, oppure addirittura come a un oggetto. Per esempio l’imputato Ruotolo parlando di Trifone lo chiama lui, quello, collega, prendendo le distanze dalla vittima. La Cacco chiama Isabella Noventa questa, una cristiana.

Di solito il colpevole non riesce ad ammettere di aver fatto male a un suo famigliare. E quindi il marito rimuove il legame famigliare e la moglie uccisa diventa improvvisamente “lei” oppure Anna (quando invece prima la chiamava sempre “mia moglie”).

4) Blaming the victim (biasimare la vittima)

Parlare male, con disprezzo di vittima è un indicatore significativo di colpevolezza, è un modo di giustificare a se stesso il proprio comportamento. Per esempio Sorgato, parlando di Isabella, mostra l’assenza di empatia, la chiama la signora per prenderne le distanze nel tentativo di depersonificarla per ridurre lo stress dall’intervista, nella quale definisce Isabella una poco di buono. Riccoli, sospettato di aver ucciso Alessandro e Luigi che accudivano il suo padre, li definisce “questi due”. Tizzani parlando di moglie uccisa la accusa di non aiutargli, la definisce “questa” e alla giornalista dice che era grassa e forte.

5) Assenza di coinvolgimento

E’ importante focalizzarsi non solo su che cosa viene detto, ma anche su che cosa manca nelle risposte e sui segnali di un coinvolgimento affettivo. Uno di indicatori delle menzogne è l’assenza di modulazione nel tono della voce. Per esempio quando Stasi parla di Chiara e del sangue è descrittivo, poco coinvolto, manca la modulazione del tono della voce, non traspare alcun coinvolgimento emotivo. Sorgato parlando di Isabella dopo la sua scomparsa è sereno, neanche dispiaciuto, in netto contrasto con la reazione di una persona innamorata, o di un amico preoccupato.
I racconti falsificati sono spesso privi di informazioni sensoriali (uditive, olfattive, visive e gustative). Chi mente omette di descrivere le proprio emozioni perché, non essendo accaduto ciò che racconta, ovviamente non le ha provate. 

6) Tempi verbali

Richiama l’attenzione il cambiamento dei tempi verbali e l’uso anomalo di verbi. Per esempio se il fatto è accaduto nel passato è logico aspettare che vengono usate le forme verbali al passato. Cambiamento di tempi potrebbe far pensare a una dichiarazione falsa perché i fatti inventati non hanno la collocazione temporale in quanto mai accaduti.  Chi falsifica un’azione pensa al presente e per questo motivo nel racconto usa il verbo al presente. L’uso errato del presente al posto del passato indica che un soggetto sta falsificando.
Spesso gli assassini si tradiscono e parlando di persona scomparsa dicono “era” al posto di “è”, facendo capire che la persona è morta. 
E’ sospetta la frase c’è sangue dappertutto” perché è passiva, l’uso del passivo indica la volontà di nascondere le proprie responsabilità. 

7) Stalling for time (prendere il tempo per rispondere)

La persona che mente ha bisogno di prendere il tempo per costruire una risposta credibile, si trova in uno stato d’ansia dovuto alla paura di venire scoperta. Il discorso non è fluido e naturale, ma pieno di pause e rallentamenti, work in progress.

Se abbiamo le difficoltà nel rispondere, le escamotage per prendere il tempo prima di costruire un discorso sensato e credibile sono: vari iniziali eh, mah, bhè, l’avverbio allora … ; le pause; ripetizioni delle parole tipiche di chi mente (si, si si,…..) , inserimento di non parole e vari allungamenti delle parole come: eee, …. quindiiìì , …..aaaa, ….. uuuun, ….. trovareeeee, …. iooooo,  ….ehm……  Tutti sono indici di menzogna, red flag 🚩

Spesso mentitori per prendere il tempo ripetono a pappagallo la domanda oppure rispondono con una domanda. E’ una tecnica evasiva utilizzata da mentitori per non rispondere.

8) Muddy the waters (confondere le acque)

Richiama l’attenzione quando vengono fornite le informazioni di scarsa importanza ed estranee alla vicenda. Soprattutto se la quantità di queste informazioni è molto più grande rispetto alle informazioni relative all’evento stesso. 
Il mentitore invece di dare la risposta chiara e laconica si perde in lunghe tirate oratorie con lo scopo di evadere la domanda, riferisce le informazioni superflui ed estranei ai fatti, inutili alle indagini. 
Una risposta media è composta da 10-15 parole, le risposte di chi mente, a causa dell’ansia e stress, non rientrano per difetto o per eccesso in questa media. Però quando un interrogato si esibisce in tirate oratorie non va mai interrotto in quanto proprio attraverso queste tirate ci fornisce nuove informazioni, tirando spesso l’autogol (come per esempio Gratien Alabi).

Fornire informazioni superflue serve per distogliere l’attenzione dagli stessi e ridurre l’ansia che il racconto gli provoca, solleva i mentitori dallo stress. Serve anche per raggiungere un obiettivo prefissato, ovvero portare l’interlocutore a credere nella sua ricostruzione attraverso informazioni aggiuntive, non richieste.

Le risposte evasive sono gli indici statisticamente più significativi di menzogna e di colpevolezza. Per esempio la Cacco per ridurre lo stress dell’intervista parla delle emicranie di Freddy fornendo informazioni poco inerenti ai fatti. Sorgato non spiega dove sono stati dopo la pizza, è vago e molto meno preciso e dettagliato di quando descriveva la serata in pizzeria.


9) Mancanza di convinzione

Mostrano la mancanza di convinzione le risposte tipo “io posso solo dire”, “sembrava”, l’uso del condizionale; E’ sospetta la mancanza di convinzione o di memoria quando la risposta richiede “si” o “no”; 
Le frase in sospeso, mozze indicano che è stato lasciato fuori qualcosa.

10) Linguaggio inappropriato, battute, risate, ironia fuori luogo.

Tradisce lo stress l’uso di parolacce e il linguaggio di tutti i giorni, inappropriato con un estraneo (investigatore, giornalista) a soprattutto in una situazione tragica.

Cit. Spesso coloro che commettono un omicidio di prossimità appaiono dispatici e sono perfino capaci di scherzare, un modo di minimizzare per non confrontarsi con ciò che hanno fatto e per non pensare a ciò che li aspetta. Molti autori di omicidi somigliano gli ubriachi o i soggetti affetti da demenza frontale. Nell’ubriachezza semplice si hanno da un punto di vista psico comportamentale: eccitazione, ilarità, loquacità, senso di benessere e disinibizione, mentre nella demenza frontale si riscontrano: ottundimento emotivo, perdita di empatia, disinibizione e ridotta coscienza di sé. I lobi frontali del cervello sono particolarmente sensibili all’alcool, per questo motivo i sintomi dell’ubriachezza e quelli dell’atrofia frontale sono simili. 

Per esempio Tizzani fa le battute fuoriluogo e scherza per ridurre la tensione che gli provoca il mentire. Anche il fatto che il Ruotolo ride in un momento in cui c’è poco da ridere è estremamente significativo. Il riso è il miglior modo per mascherare altre emozioni ed il fatto che rinforza dicendo “mi viene pure da ridere” conferma che il suo riso è falso.
Spesso i colpevoli ironizzando cercano di minimizzare un fatto accaduto. Solo i soggetti coinvolti, che tentano di attenuare le proprie responsabilità, sminuiscono la gravità di un fatto e minimizzano, è tipico di chi ha commesso un reato. 
Per esempio il fatto che Tizzani, parlando della collana scomparsa della moglie, usa il termine prendere invece che rubare, indica che lui è poco convinto del furto della collana.


11) Eccessiva negazione, enfasi, giuramenti, scuse, spiegazioni, eccessiva educazione

Richiama l’attenzione l’eccessiva negazione, quando abbondano non, no, neanche, ne, nessuno, l’uso dell’avverbio maiL’uso della negazione, in specie in grande dosi, non ha senso nella risposta ad una domanda aperta, chi risponde ad una domanda aperta dovrebbe fornire informazioni, non negare. Psicologicamente è il desiderio di negare il proprio coinvolgimento che porta un soggetto ad usare tante negazioni, è una tecnica evasiva utilizzata da chi mente. 

L’avverbio mai è una negazione poco credibile, il mai non basta a negare, non sostituisce il no, può solo accompagnarlo.  “Non l’ho mai avuto” è una debole negazione, “… mai, assolutamente…” non è una negazione credibile. L’uso di rafforzativi come “assolutamente”, “minimamente”, etc indeboliscono la risposta e la rendono inattendibile.

Il bisogno di enfasi e l’uso di avverbi rafforzativi tradiscono la scarsità di sentimenti ed emozioni.  La frase “ti voglio bene” è più incisiva di “ti voglio tantissimo bene” “Mi mancate tanto tanto” è poco sentito, non come “mi mancate”, si percepisce una forzatura. 
I soggetti che dicono il vero non hanno bisogno di giurare in quanto sono sicuri che le indagini proveranno la loro innocenza. “Glielo posso giurare sui miei figli, su tutti” è una red flag.  La frase “Non ho niente da nascondere e ho la coscienza pulita” fa supporre il contrario.

Segnali di eccessiva educazione rientrano nelle tecniche di distanziamento (inappropriate politeness).  


ANALISI DELLE INTERVISTE ad Andrea Stival

Queste non sono le prime dichiarazioni di Andrea Stival, e quindi non permettono un’analisi precisa come potrebbe essere quella fatta sulle prime informazioni rilasciate subito dopo l’omicidio di Loris, o subito dopo le accuse di Veronica Panarello. 
Con il tempo si riducono gli indici di menzogna rispetto a quelle che potevano essere all’inizio, grazie alle frequenti ripetizioni e la cristallizzazione del racconto. Il racconto diventa sempre più fluido, le pause, allungamento delle parole e ripetizioni delle parole si riducono o spariscono.
Devo anche aggiungere che il giornalista Simone Toscano è ormai di casa a Santa Croce Camerina, ha instaurato un buon rapporto di confidenza con Andrea Stival, il quale lo percepisce dalla sua parte. Quindi l’intervista non somiglia a un interrogatorio con lo scopo di incastrarlo, ma a una cordiale chiacchierata tra amici.




Quarto Grado, il 1.10.2016.

Intervista alla fine dell’udienza del 26 settembre, prima della sentenza di condanna. Andrea Stival è in macchina pronto di partire, la sua voce tradisce il nervosismo e l’agitazione.

AS: Io ho fatto sempre il nonno. ….. e probl…la ..il… il mio,.. il mio lavoro è fare il nonno. Però in questo punto mi ha travolto, mi ha … mi ha trascinato in una situazione che … (fa gesto di stupirsi) nei miei riguardi ne ha testa ne piedi, completamente.

La frase sconnessa, senza capo ne coda, work in progress. A. Stival ha difficoltà nel rispondere, prende il tempo per costruire un discorso sensato ma non riesce. Le frase incomplete, mozze indicano che qualcosa è stato lasciato fuori. Red flag 🚩.
Parla del lavoro, come se fare il nonno fosse una forzatura, obbligo, un impegno, non un piacere. Il discorso suona strano. “Sono il nonno” e “il mio lavoro è fare il nonno” sono due cose diverse. Red flag 🚩.
L’uso di parola completamente indebolisce la risposta.

ST: «E lei è totalmente estraneo…..
AS …… nooooooo
ST: …. anche diciamo ad una relazione con questa donna?»
AS: «Ma completamente, completamete. Ma a parte che ioooooo …..  avevo già i mieiii… i miei rappooortiii,… eee le mie stooorie e le mie situazioni… Nulla da vedere con miaaa,… con mia nuora… nulla, nulla completamente. Ripeto: il mio mestiere è fare il nonno».

Risponde con un NO interrompendo il giornalista. Quasi come dicesse che non è estraneo. Il NO qui è fuori luogo, A. Stival è deciso a negare a prescindere dalla domanda, non ascolta e usa il NO a sproposito. Red flag 🚩
Ci sono ripetizioni (nulla, nulla), parole allungate, pause. Ripetere tre volte completamente indebolisce la risposta. Red flag 🚩.
Nella risposta non c’è convinzione. Avere “le storie e situazioni” che nulla avevano da vedere con Veronica non significa automaticamente non avere la relazione anche con Veronica. Anche se la domanda del giornalista è contorta, la risposta più convincente sarebbe “si, sono estraneo”. A.Stival non riesce a negare in modo convincente. Red flag 🚩.
Ripete che fare il nonno per lui è un mestiere, anche se il giornalista non parla di Loris ma di relazione tra lui e Veronica. L’informazione superflua e ripetizione. Red flag 🚩.

ST: «Pochi giorni ancora e arriveremo a sentenza».
AS: «ma lo spero, guardi, lo spero, lo spero».

Ripetizione tipiche di chi mente per prendere il tempo. Red flag 🚩

ST: «Veronica aveva promesso grandi rivelazioni, grandi dettagli…».
AS: «Che a me mi risulta che sembra cheeee …. son sempre le solite cose, … per cui nonnn …. non so di che cosa sta parlando lei».

Allungamenti di parole sono indici di menzogne. Red flag 🚩
Le frasi mozze indicano che qualcosa è stato lasciato fuori.

ST: «In Aula Veronica ha provato a guardarla, a cercare il suo sguardo?»
AS: «No, no, completamente, completamente, …. completamente».
ST: «L’ha accusata ma senza rivolgersi mai direttamente…».
AS: «No, no, no, no, niente, completamente ….. completamente».

Ripetizione tipiche di chi mente per prendere il tempo. Eccessiva negazione. La negazione in grande dosi, psicologicamente è il desiderio di negare il proprio coinvolgimento, è una tecnica evasiva utilizzata da chi mente. La parola completamente indebolisce la risposta. Red flag 🚩

ST: «Le posso chiedere lei come si è sentito sentendo dire tutte quelle cose da Veronica? 
…. (AS con la testa annuisce e con mimica fa capire “immaginate voi come”)……
e la risposta lo so che sembra scontata però intendo c’era più rabbia ooooo mmmm ….. cioè qual è il sentimento?»
AS: «Il sentimento eeeeè… ripeto, solamenteee ….. il rispetto e la pace che io devo andare a cercare la giustizia per quel bambino… perché questa non è giustizia, arrivato ac un… a un certo punto».

Il giornalista quasi imbocca A.Stival suggerendogli la risposta, a lui la risposta sembra scontata, ma non è così per A.Stival. La risposta di A.Stival è sconnessa, direi esilarante. A.Stival non sa rispondere e si perde, non sa dire che sentimento ha provato e come si è sentito. La frase mozza indica che qualcosa è stato lasciato fuori, qualcosa non è stato detto. Red flag 🚩
Allungamenti delle parole sono tipiche di chi ha difficoltà nel rispondere e prende il tempo. Red flag 🚩
Strano che A.Stival afferma che questo non è la giustizia e che lui deve andare a cercarla. Siamo “arrivati a un certo punto”, cioè arrivati all’ imminente sentenza di condanna e quindi sorge la domanda: ma se sarà condannata la colpevole, allora come mai A. Stival dice che questa non è la giustizia e che lui addirittura la deve andare ancora a cercare. Si capisce che la giustizia non sarà fatta condannando Veronica.
A.Stival chiama Loris “quel bambino”, prendendo la distanza da lui. La tipica tattica di persone colpevoli. Un significativo Red flag 🚩

ST: «Se Lei dice prima di se stesso metteee…. insommaaa…la giustizia nei confronti di suo nipote».
AS: «Seee, se… certo, sempre, e la pace… perché quel bambino io voglio che abbia pace. E finquando gli occhi miei si chiuderanno, io cercherò sempre giustizia e pace per quell’anima che è mio nipote».

Simone Toscano è in difficoltà (che dimostrano le parole allungate), cerca dalla risposta precedente di A.Stival ricavare qualche senso compiuto e gli suggerisce una sua interpretazione. Gli fa anche ricordare che Loris è il suo nipote.
A.Stival continua a non chiamare Loris per nome, lo chiama “quel bambino”, prendendo le distanze dalla vittima. Non dice “mio nipote”, il che sarebbe stato naturale, ma “quell’anima che è mio nipote”.  Il suo nipote è l’anima, cioè qualcosa di effimero. Un significativo Red flag. 🚩
Sono anche presenti gli allungamenti delle parole tipiche di chi si trova in difficolta di rispondere e deve prende il tempo. Red flag 🚩.
Il senso del discorso è che A.Stival cercherà sempre, mentre sarà vivo, la giustizia e pace per “quel bambino”. Il che fa presumere che condannando Veronica “quel bambino” non avrà la pace e non sarà fatta la giustizia. La giustizia è ancora da cercare. 

ST: «Senta, negli ultimi mesi e anche sui giornali negli ultimi giorni abbiamo letto no di un’archiviazione nei suoi confronti che starebbe per arrivare, sarebbe molto prossima a quanto pare. 
…… (AS: si, si )………………. Come ha vissuto questi mesi?»
AS: «e certo, non è cheeee …si vivonooo …cosìii…, così facilmente, con un dolore del genere dietro. (…sospira…) Però cerchiamo di andare avanti sempre per quel bambino eeeee.. per tutto quello cheeee ... viviamo tutti i giorni».

Allungamenti delle parole sono tipiche di chi deve prende il tempo per costruire una risposta. La risposta work in progress gli viene contorta. La frase rimane incompiuta, mozza, il che significa che non è stato detto tutto. Red flag 🚩
A.Stival continua a chiamare Loris “quel bambino” prendendo le distanze. Red flag 🚩
A.Stival passa da “io” a “noi” riferendosi a fantomatici “noi” che cercheranno di andare avanti per “quel bambino”. “Andare avanti per quel bambino” evidentemente vuol dire “per avere la giustizia per quel bambino”, cioè A.Stival praticamente ritorna al discorso precedente. 
Invece la frase “cercare di andare avanti per tutto quello che viviamo tutti i giorni” lascia la sensazione di una frase incompiuta, che non è stato detto qualcosa. L’ennesimo Red flag 🚩

ST: «Stiamo arrivando a sentenza. Che cosa si aspetta lei?»
AS: «Io mi aspetto solamente che lei dica la verità e che dia giustizia a quel bambino. Solo questo».

La risposta di A.Stival è inaspettatamente veloce. A differenza dalle altre sue risposte, quì A.Stival non fa la pausa prima di rispondere, la frase gli esce subito e senza alcun rallentamento. Si vede che è una risposta preparata e ripetuta già molte volte.
A.Stival continua a chiamare Loris “quel bambino” prendendo le distanze. Red flag 🚩

ST: «Vorrebbe il massimo della pena per questa donna?»
AS: «Io nonnnnn …. diciamo nnnon .. so neanche che cosaaa… che cosa c’è mmmmm …. la giustizia gli darà e che cosa leiii si meriterebbe, arrivati a questo punto. Però dico sempre: se c’è giustizia ci deve essere solo giustizia… (alza il dito verso il cielo) .. e Dio solo darà giustizia a quel bambino. Io penso che giustizia, umanamente parlando, qua in terra, quel bambino non ne avrà”.

A.Stival non chiama mai Loris per nome, ripete due volte “quel bambino” prendendo le distanze. Praticamente durante tutta l’intervista A.Stival sei volte dice “quel bambino” e una volta “quell’anima che è mio nipote”. Un significativo Red flag 🚩
Nonnnnnn,…. nnon,….. cosaaaa,…….mmmm…… leiiii  indicano che A.Stival ha difficolta di rispondere e deve prende il tempo. 🚩 Non sa rispondere alla domanda se vorrebbe il massimo della pena per Veronica. Inaspettatamente dice di non sapere che cosa lei si merita. Aggiunge che deve essere solo la giustizia di Dio (non del tribunale?) e che solo il Dio darà la giustizia. Il discorso suona strano prima della sentenza di condanna da un tribunale reale e terrestre. 
Dicendo che “giustizia qua in terra quel bambino non ne avrà” praticamente dice che condannando Veronica per l’omicidio non sarà fatta la giustizia. Sic!




Quarto Grado, il 8.10.2016.

L’intervista si svolge nello studio dell’avvocato Biazzo. Andrea Stival rispetto all’intervista precedente è molto più rilassato e tranquillo, rassicurato dalla presenza del suo avvocato. Cercando di analizzare questa intervista si deve anche prendere in considerazione che lui ha buoni rapporti con il giornalista Simone Toscano e non è la prima volta che risponde a queste domande. 

AS: (commosso) Io mi ricordo un suoooo … compleanno. ….. (pausa) …. Eeeeee  ….. era contento, era felice davanti alla tortaa. .. Mi ricordo che gli ho fatto pureee ..ee .. la bicicletta, io ho regalato la bicicletta, era contentissimo. Con le rotelle cercava sempre un pochettino di andarci, era tuttooo …. contento, preso. 
Il 29 novembre eravamo a casa con mia compagna, con Andreina.

Pause nel racconto del compleanno di Loris, che dovrebbe scorrere fluido e senza intoppi, potrebbe significare che A.Stival si immerge nei ricordi. Se però il giornalista gli ha fatto due domande insieme, ha chiesto come lui ricorda Loris e che cosa lui ha fatto quella mattina, allora l’allungamento delle parole e pause sono dovute alla preparazione della risposta alla domanda successiva. Praticamente parlando del compleanno A.Stival già costruisce la risposa alla domanda successiva, più importante, che cosa loro hanno fatto quella mattina. 
Non chiama Loris per nome e nemmeno “mio nipote”. 

ST: Avete dormito assieme?
AS: Abbiamo dormito assieme, alle sette è arrivata una telefonata dalla sua mamma… eeeee ….. poi ha staccato … e siamo rimasti nel letto a parlare.

Il racconto scorre fluido fino al momento della chiamata della mamma di sua compagna. Il lungo eeeee ….. fa intuire che qualcosa è rimasto fuori, che qualcosa non è stato detto, che probabilmente dopo la chiamata le cose siano andate diversamente.

ST: fino alle?...
AS: Fino alle nove. Siamo usciti verso le dieci, dieci e un quarto. Abbiamo preso la macchina e siamo andati verso la piazza. (annuisce) Siamo statiiiii….. al baaarr….. siamo statiiiii …… in farmacia, …. che ha preso qualcosa, …. al tabacchino, e poi siamo  scesi. Sulla via. Caucana. Sulla via Caucana  (annuisce) scendendo siamo arrivati al Vanity House.

Un arco temporale di un ora e un quarto è rimasto fuori, non sappiamo che cosa loro hanno fatto dalle 9 fino alle 10.15. Il racconto comunque scorre fluido fino alla piazza. Allungamenti delle parole e pause indicano la necessità di prendere il tempo per costruire una risposta. A.Stival sente la necessità di rafforzare il racconto annuendo. Allungamenti sono strani perchè A.Stival risponde a questa domanda non la prima volta. Red flag 🚩

ST: lei e la sua compagna, quando siete stati sentiti una prima volta dagli inquirenti avete menzionato questo passaggio a Vanity House.
AS: Quando è successo tutto siamo stati interrogati (annuisce, pausa) …. In questura. Fino alle 3 di notte eravamo là. Bene, non è che noi abbiamo dimenticato solamente il Vanity House. In quei momenti abbiamo anche dimenticato che siamo stati in farmacia, che siamo stati al bar, che siamo stati al tabacchino.

A.Stival non accorge che il giornalista sbaglia e invece di dire “non avete menzionato” dice “avete menzionato” e fornisce la risposta preparata. Il racconto dell’interrogatorio in questura è tranquillo e fluido, senza pause e allungamenti. A questa domanda A.Stival ha già risposto molte volte anche in precedenza.

ST: Come mai alle 12.30 vi siete sentiti?
AS: Alle 12.30 ha telefonato perchèeeee … dicendo cheeee…. si era perso Loris. Aiu.. aiuta .. aiutami, vedi, vieni, vedi com’è, venite con Andreina, vedete un po’ un attimino

Allungamento delle parole e ripetizioni delle parole indicano le difficoltà nel rispondere e necessità di prendere il tempo per costruire una risposta. Red flag 🚩

ST: Poi voi siete rimasti soli per 30-40 minuti, siete andati in macchina. 
(AS nel sottofondo risponde si, si, si …..)
Perché e che cosa vi siete detti?
AS (risponde molto più veloce del solito e seccato): Niente!! Cercavamo il bambino.

La risposta per il ritmo e velocità si distingue dalle altre risposte di A.Stival. Pare comunque poco verosimile che loro non si siano detti niente durante 40 minuti in macchina, che cercavano il bambino in silenzio.

ST: Oramai è diventato famoso questo grafico di contatti tra lei e Veronica
AS: I contatti, da quando se ne andato mmmee,…. diciamo se ne andata mia figlia di casa, che è andata a convivere con un ragazzo chee … avendolo saputo anche Davide mi ha detto, dice “papà,  … se, se hai bisogno diciamo non ti preoccupare”. E anche il bambino certe volte mi chiamava anche col telefono della mamma e attenzione ….
Il giornalista lo interrompe: Che tipo di telefonate erano?
AS: come stai, bambini come stannoooooo….. che faaiiiii,…. iii…..e Davide dov’èeeee ….. perchè Davide era sempre fuori. Ciò io avevo un figlio fuori, lei aveva suo marito fuori e contatti erano questi quà. 

A.Stival continua a chiamare il suo nipote “il bambino” Red flag 🚩
Copiosi allungamenti delle parole stannoooo …… faiiii ….. iiii …….. eee….. indicano la difficoltà nel rispondere che tipo di telefonate erano e necessità di prendere il tempo per costruire una risposta, l’escamotage tipico di chi mente.  Red flag 🚩
La frase mozza indica che qualcosa è stato lasciato fuori.
Suona sospetta la frase “io avevo un figlio fuori, lei aveva suo marito fuori”, come se si parlasse del ravvicinamento tra due persone sole e se lo giustificasse. I dialoghi tra il suocero e nuora dovevano svolgersi parlando di famiglia, non perché si sentivano soli. Dicendo “io avevo un figlio fuori” e “lei aveva suo marito fuori” parla come se il figlio e marito fossero due persone diverse, come se parlasse di qualsiasi donna sposata che ha un marito fuori. Red flag 🚩
Risposta di A.Stival è evasiva. Davide dicendo al padre “se hai bisogno non ti preoccupare” riferisce al bisogno del padre di avere l’aiuto per le faccende domestiche, non che deve stare appresso alla sua moglie e chiamarla 20 volte al giorno.

ST: lei non ha mai avuto una relazione con sua nuora?
AS: mai, mai, e ripeto mai

Sempre richiama l’attenzione l’eccessiva negazione. L’avverbio mai è una negazione poco credibile, in particolar modo ripetuta tre volte. Il mai non basta a negare, non sostituisce il no, può solo accompagnarlo.
Ripetizioni delle parole sono tipiche di chi mente. Red flag 🚩

ST: lei non ha mai avuto uno sguardo particolare?
AS: (scuote la testa) no, no
ST: Sua nuora mai avuto uno sguardo particolare nei suoi confronti?
AS: niente, niente, niente. Io ho una figlia …. (pausa) .. e come ho una figlia io, Veronica era mia figlia. Basta.

Eccessiva negazione e ripetizione delle parole sono tipiche di chi mente. Red flag 🚩
Dicendo “basta” come se dicesse che basta parlare di questo argomento.

ST: Sinceramente, Lei come si spiega il fatto che Veronica l’abbia tirato dentro in tutta questa storia se davvero non c’è un fondamento?
AS: Perché l’unica persona a chi doveva dare la colpa ero io. Davide non c’era, era al lavoro, era fuori paese, perciò a chi doveva dare la colpa, a me. In più mi son costituito parte civile, perciò me lo doveva far pagare, con questa sua cattiveria, bugiardaggine, questo.

Non è la prima volta che A.Stival risponde a questa domanda, quindi la risposta ovviamente è fluida e non analizzabile.
Stranamente coinvolge Davide, insinuando che Veronica poteva dare la colpa anche a Davide se non ci fosse al lavoro, volendo quasi dire che Veronica ha dato a lui la colpa per l’esclusione.   
Di fronte alle accuse gravissime e infamanti come l’omicidio del nipote e la relazione con la nuora le parole “cattiveria, bugiardaggine” sembrano molto deboli, come se A.Stival minimizzasse.
  
ST: Il pm ha chiesto 30 anni per Veronica. Cosa ne pensa?
AS: E cosa ne dovrei pensare? ... Io penso che non ci sia …. nessuna condanna idonea ad un bambino di 8 anni, …. (pausa) che doveva crescere, avere una vita davanti, che doveva diventare grande, che sicuramente il suo papà anchè se l’ha …. se l’ha visto mancare e .. non crescere anche lui.

A.Stival parla di Loris in modo impersonale, come di un bambino di 8 anni. 
La frase mozza significa che qualcosa probabilmente è stato lasciato fuori. La risposta con la domanda indica che A.Stival deve prendere il tempo per costruire la risposta.
La parola sicuramente indebolisce la risposta, la frase “sicuramente se l’ha visto mancare” denota la mancanza di convinzione, il che in date circostanze è strano. Probabilmente Davide per motivi di lavoro era sempre troppo assente nella vita di suoi figli.

ST: lei vorrebbe dire qualcosa a Veronica Panarello?
AS: che dia giustizia a quel bambino

A.Stival continua a chiamare Loris “quel bambino” prendendo le distanze. Red flag 🚩
La frase è preparata, ma il concetto di "dare giustizia" è molto ampio. A.Stival non dice a Veronica che lei deve confessare e non dice che lei l'ha calunniato. 


La lettera di Andrea Stival a Veronica in carcere:

«Vita mia, sei nel mio cuore. Tieni duro. Penso sempre a te a al tuo angioletto. Papà Andrea». 

Anche quì A.Stival non chiama Loris per il nome, non scrive “penso al nostro angioletto”, o “mio nipote”, ma scrive “penso al TUO angioletto”. Come se scrivessi a una donna qualsiasi che abbia perso il suo figlio, il quale lui poteva anche non conoscere. Red flag🚩

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Non faccio le conclusioni, non sono una criminologa. Il mio era solo un tentativo di fare le analisi, applicando il metodo SCAN. 


STUDI E PUBBLICAZIONI:

1. Tracy Harpster, “The Nature of 911 Homicide Calls: Using 911 Homicide Calls to Identify Indicators of Innocence and Guilt” (master’s thesis, University of Cincinnati, 2006). 

Pubblicazioni di Tracy Harpster: https://www.linkedin.com/in/tracy-harpster-830ab12a

2. Vincent A. Sandoval, “Strategies to Avoid Interview Contamination,” FBI Law Enforcement Bulletin, October 2003, 1-12. 

3. Don Rabon, Investigative Discourse Analysis (Durham, NC: Carolina Academic Press, 1996). 

4. Paul Grice, Studies in the Way of Words (Cambridge, MA: Harvard University Press, 1989). 

5. Susan H. Adams, “Communication Under Stress: Indicators of Veracity and Deception in Written Narratives” (Ph.D. diss., Virginia Polytechnic Institute and State University, 2002). 

6. J. Olsson, Forensic Linguistics: An Introduction to Language, Crime and Law (London, England: Continuum International Publishing Group, 2004). 

7.  B.M. De Paulo and W.L. Morris, “Discerning Lies from Truths: Behavioural Cues to Deception and the Indirect Pathway of Intuition,” in The Detection of Deception in Forensic Contexts, ed. P.A. Granhag and L. Stromwoll (Cambridge, United Kingdom: Cambridge University Press, 2005). 

Blog di criminologa e psicologa Malke Ursula Franco:




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